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Passo tratto da:

In questo libro di 290 pagine, uscito nel 2005, Renzo Cappozzo ha raccolto storie e biografie dei personaggi caratteristici dell'Altopiano dei Sette Comuni. Il testo è entrato a far parte della bibliografia dell'Altopiano, ma quello che ha più fatto piacere all'autore sono stati i complimentie e la stretta di mano di Patrizio Rigoni, l'indimenticabile maestro di Asiago.

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RenzoCapozzo
08 Dicembre 2021
Lusiana
Personaggi Locali
   
1900-1910



Dal mio libro "Personaggi e storie dell'altopiano."
Quando mi hanno raccontato questa storia mi sono stupito. Io sono nato a Mortisa, di Lugo di Vicenza, una contrada che si trova a una manciata di Kilometri da Valle di Sopra, la contrada più ad ovest del comune di Lusiana e non avevo mai sentito parlare di questo personaggio. Eppure non si tratta di una persona sconosciuta, ma di un tenore che si è esibito in tutti teatri italiani.
Luigi Lupato
Luigi Lupato era nato a Valle di Sopra di Lusiana nel 1888.
Gli piaceva cantare e la sua voce bella e squillante si udiva da lontano. Qualcuno se ne accorse e dai boschi che accompagnano il torrente Chiavone, dall’Altopiano alla pianura, il ragazzo si ritrovò in un conservatorio di Venezia con l’insegnante di musica e canto Saffo Belliconi. Dalla città lagunare si trasferì a Padova dove si perfezionò col maestro Orefice e finì gli studi a Milano sotto la guida di Schneider. Nella città lombarda debuttò nel 1921 al Teatro Dal Verme con la Carmen. Nello stesso anno si esibì a Treviso, con la D’Urbino, in Aida. La sua fama cresceva e fu chiamato nei più famosi teatri italiani dell’epoca. La sua presenza va segnalata a Palermo nel 1924, poi Catania, Roma, al teatro Adriano, Firenze, al teatro Verdi, Trieste, Torino, teatro Chiarella, Genova, teatro Politeama, Bologna, teatro Duse, Venezia, teatro Malibran, Vicenza, teatro Eretenio. Nella sua carriera ha interpretato opere come Aida, Ernani, Trovatore, Forza del destino, Ballo in maschera, Andrea Chénier, Gioconda, Carmen, Pagliacci, Loreley, Fanciulla del West, Tosca, Manon Lescaut, Cavalleria Rusticana, Turandot. Si è esibito accanto a soprani del calibro di Hilda Monti, Vera Amerighi Rutili, la Cigna. I critici, su “Il Resto del Carlino”, definirono la sua voce bella, maschia, possente, simpatica di timbro, robusta nelle note medie e facile da espandersi nelle note acute. Fra un’opera e l’altra trovò il tempo di sposarsi. Lui girava per i teatri della penisola e la moglie Tosca lo aspettava nella loro villa al lido di Venezia, allevando i due figli e la figlia Paola. Una donna energica che amministrava i lauti proventi dell’attività artistica del marito con parsimonia. Lui non s’innamorò del denaro e non perse mai la semplicità. A volte tornava da solo a Valle di Sopra. Si sentiva a suo agio nella vecchia contrada con gli amici di gioventù con i quali giocava a tressette. Non gli dispiaceva rimanere lontano per un po’ dalle premure della moglie, che aspettava le giornate di sole per raggiungerlo, e quando lei telefonava per chiedergli del tempo, lui rispondeva: nuvole, pioggia e tempesta. Era un uomo generoso ed avendone la possibilità prestava denaro ai paesani che ne avevano bisogno senza dare date di scadenza ai debitori. Faceva tutto ciò di nascosto per non irritare la consorte. Prima del secondo conflitto la figlia Paola passava le vacanze estive a Valle di Sopra e portava con sé il cagnolino Pucci, un barboncino bianco dalle nobili origini. La ragazza era cresciuta in ambiente aristocratico e aveva abituato bene l’animale. Nelle contrade dell’Altopiano c’era la miseria più nera ma lei viveva in un altro mondo e non pensava che qualcuno la osservasse, con interesse, mentre portava la tazza fumante e i biscotti al cane che aveva sistemato in una comoda cuccia, all’ombra delle viti nel giardino di famiglia. Francesco Covolo abitava vicino a loro: era un ragazzo magrissimo, e non per sua scelta. In paese tutti lo chiamavano Ceschino per via della sua gracilità. Egli osservava tutto ciò che accadeva nei quattro lati della contrada, come uno storno dall’alto di un tetto. Quella ragazza ben vestita, che passava con la tazza di latte, gli stuzzicava l’appetito così, appena lei rientrava in casa, lui si avvicinava alla cuccia e, con fare risoluto, vi spediva dentro il legittimo proprietario per consumarsi in pace la colazione. Paola non poteva immaginarlo e raccontava al papà e ai vicini che, con l’aria salubre della vallata, il suo Pucci mangiava il triplo. A fine carriera il tenore altopianese ritornò nella casa paterna della contrada dov’era nato. Morì a Valle di Sopra nell’aprile del 1966 e fu sepolto nel cimitero di Covolo. Le autorità, gli enti e le associazione culturali vicentine e venete non ne hanno mai ricordato la figura. Probabilmente se Luigi Lupato fosse nato in un’altra parte d’Italia si farebbero serate e convegni e avrebbero già istituito un premio per giovani tenori in sua memoria.




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